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Dife e il Consorzio Corertex di Prato insieme per la sostenibilità nel settore tessile 

Dife e il Consorzio Corertex collaborano per promuovere la sostenibilità e l'economia circolare nel settore tessile attraverso il riutilizzo e il riciclo degli scarti. Il testo evidenzia anche il principio "End of Waste" e la normativa EPR, sottolineando l'importanza di adattarsi a normative più rigorose e di promuovere la sostenibilità nel settore.

di
Alice Cutsodontis
08 luglio 2024

Dife entra nel consorzio Corertex, il quale si occupa del riuso e del riciclo dei materiali tessili, entrando a far parte delle circa 30 aziende dal centro al nord Italia che si impegnano in questa causa. Grazie a questo ingresso Dife amplia quindi la sua rete al fine di garantire risposte sempre più efficaci per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti anche in ambito tessile. 

Collaborazione e sinergia: fondamentali per la sostenibilità 

Nel settore della gestione dei rifiuti, è fondamentale la condivisione del know-how, al fine di propagare la conoscenza, ispirare nuove idee e aggiornarsi costantemente sulle novità anche in un’ottica sempre più extra regionale.

Alessio Tissi, direttore commerciale Dife SpA

Alessio Tissi, direttore commerciale di Dife, sostiene infatti:

Abbiamo riconosciuto nel Consorzio Corertex una piattaforma solida e all'avanguardia, con valori e una missione allineati ai nostri [...] Crediamo fermamente nell'importanza della collaborazione e della sinergia nel perseguire obiettivi comuni, soprattutto quando si tratta di sostenibilità ambientale e gestione responsabile dei rifiuti”.

Corertex e l'Economia Circolare

L’obiettivo dietro a Corertex è la remissione dello scarto nel ciclo produttivo come una nuova materia prima e lo studio di soluzioni innovative nel campo del recupero di quella frazione di scarti tessili ad oggi non recuperabile. In un momento in cui il tema della Responsabilità Estesa del Produttore nel settore si sta facendo sempre più concreto, l'obiettivo del Consorzio è appunto quello di rappresentare una piattaforma che possa guidare le aziende consorziate verso un modello di business sempre più sostenibile.

In una tale ottica, Dife rappresenta l’anello di congiunzione tra la produzione iniziale del rifiuto e il suo trattamento finale:

"Più volte abbiamo testimoniato il nostro impegno in termini di economia circolare e sottolineato l’importanza di innovare ai fini del riutilizzo dello scarto, attività che diventeranno sempre più prerogative per le aziende e gli Stati anche in vista delle normative che sono destinate a farsi via via più stringenti in materia" - afferma Alessio Tissi, direttore commerciale Dife SpA -. "Nonostante questo, Dife con la sua rete, andrà ad assicurare anche la chiusura del cerchio, garantendo una destinazione finale a quella frazione di scarto attualmente non recuperabile".

L’emergenza dei rifiuti tessili 

Quella della moda è il campo che produce uno dei maggiori impatti da un punto di vista ambientale, conseguentemente al fast fashion. Per assurdo, sono proprio i giovani, solitamente più attenti e responsabili alla causa della salvaguardia della Terra, a essere i principali promotori di questa tendenza, allettati dai prezzi bassi di questi indumenti e dalla possibilità di trovare almeno due volte a settimana centinaia di novità da parte dei loro brand preferiti. 

A tal proposito è stato redatto, nel marzo del 2022, da parte dell’Unione Europea un Documento di strategia tessile sull’economia circolare, il quale vuole promuovere un modello di economia circolare nel tessile prospero, resistente e innovativo, adoperando principi di riutilizzo e riparazione economicamente vantaggiosi.

In Italia i centri di raccolta e selezione sono localizzati principalmente in Campania e a Prato dove i capi vengono divisi per tipo e segmento di mercato per poi essere rivenduti mentre ciò che non è adatto al riuso, circa il 30-35%, viene inviato a operatori specializzati per il riciclo.

Inoltre, secondo i dati ISPRA 2022, il prodotto tessile a fine vita rappresenta il 5.7% dei rifiuti indifferenziati di cui il 30% arriva dalla raccolta urbana.

Per quanto riguarda il pre-consumo, ovvero sfridi di produzione, scarti della produzione tessile o rimanenze di magazzino, ad oggi i principali problemi sono legati alla difficoltà di trovare soluzioni di recupero delle fibre miste, alla non semplice raccolta e smistamento. Rilevante è anche la questione delle operazioni di disassemblaggio e selezione di tipologie di materiali differenti e soprattuto non automatizzabili (presenza di bottoni o cerniere). Ripensare alla progettazione in ottica di eco-design serve anche a semplificare le pratiche di selezione e recupero.

Affrontando il tema degli scarti tessili e del loro riutilizzo, riciclo e reimmissione nel ciclo produttivo è obbligo far riferimento all’End of Waste e alla normativa EPR. 

End of Waste e Normativa EPR: Le Direttive Normative 

Per End of Waste si intende quel processo o insiemi di processi che portano un rifiuto a cessare di essere tale. Si tratta di uno strumento di management per l’economia circolare, pur non rientrando pienamente nei suoi modelli in quanto non mette in primo piano la prevenzione del rifiuto, ma è fondamentale visto che promuove comunque il messaggio che le risorse della terra sono limitate. Alla fine dello scorso anno il MASE ha pubblicato lo schema di regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto nel tessile, anche detto appunto End of Waste il quale, rispetto alla sua versione precedente, stabilisce i flussi di rifiuti interessati, i criteri di conformità ai fini della cessazione della qualifica del rifiuto, gli scopi specifici di utilizzabilità e gli obblighi documentali delle aziende.

Quando si parla di EPR invece si fa riferimento alla Extended Producer Responsibility ovvero una normativa che nasce nel 2002 da parte delle istituzioni europee, inizialmente solo come principio, per poi affermarsi anche a livello legislativo. Il suo obiettivo è far si che le aziende prestino attenzione allo smaltimento dei rifiuti e si assumano la responsabilità dell’intero ciclo di vita dei propri prodotti. Si tratta di un principio che diventerà appunto un obbligo andando a inserirsi nella legislazione degli Stati membri. Vengono quindi oggi richiesti ai produttori tessili contributi finanziari il cui livello si basa sulla circolarità e sulle prestazioni ambientali dei propri prodotti tessili. Ne consegue che tutti quei brand che si sono affacciati timidamente alla ricerca dei tessuti sostenibili oggi sono costretti a intervenire, invertendo il senso di marcia.

Impatto e Sviluppo Futuro

Il Corertex rappresenta una risposta italiana a queste nuove esigenze da parte delle aziende tessili, particolarmente importante tra le altre cose, in quanto l’Italia ospita alcuni dei distretti tessili più importanti a livello europeo. Risulta fondamentale che le aziende del territorio e del settore si interessino sempre più ai cambiamenti e alle innovazioni in termini di seconda vita dei propri scarti al fine di produrne sempre meno, andando, da una parte, incontro ad agevolazioni economiche e, dall’altra, ponendosi come promotori e pionieri in un campo così fondamentale nel vasto mondo della sostenibilità. 

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