Nel panorama italiano della gestione dei rifiuti, Ecopneus rappresenta uno dei principali modelli di economia circolare applicata. Il Consorzio, operativo nell’ambito della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), coordina la raccolta, il trattamento e il recupero degli pneumatici fuori uso (PFU), trasformando un rifiuto complesso in una risorsa. Con risultati rilevanti sia sul piano ambientale sia su quello economico, Ecopneus si trova oggi al centro di sfide cruciali: dalla valorizzazione dei materiali riciclati al contrasto dei flussi illegali, fino all’evoluzione tecnologica e normativa del settore. Ne abbiamo parlato con Giuseppina Carnimeo, Direttore Generale di Ecopneus.
1. Ecopneus è un punto di riferimento nella gestione degli pneumatici fuori uso in Italia. Quali KPI raccontano meglio il vostro impatto reale?
Per Ecopneus, Consorzio per la raccolta e il recupero degli pneumatici fuori uso, la gestione e la valorizzazione dei PFU rappresentano il core business delle sue operations, insieme alle attività di comunicazione, sensibilizzazione e sviluppo del mercato richieste da un sistema EPR.
Per quanto riguarda i KPI che raccontano meglio il nostro impatto, nel solo 2025 abbiamo raccolto circa 200.000 tonnellate di PFU, superando del 23% il target di legge e rispondendo anche a richieste straordinarie da parte del Ministero.
Abbiamo inoltre gestito oltre 50.000 richieste di ritiro su tutto il territorio nazionale, servendo più di 20.000 punti di generazione di PFU. Questi numeri rappresentano i capisaldi della nostra attività e danno una misura concreta dell’impatto operativo del Consorzio.
2. Il vostro sistema ha gestito quasi 3 milioni di tonnellate di PFU dal 2011. Qual è la vera sfida oggi: raccogliere o valorizzare meglio?
Se consideriamo i 15 anni di attività del Consorzio, parliamo di oltre 3 milioni di tonnellate di PFU raccolte, con un costante superamento dei target annuali. Ecopneus copre tutte le 107 province italiane, garantendo una capillarità ormai consolidata.
Oggi, tuttavia, la vera sfida non è più la raccolta, bensì la valorizzazione del materiale recuperato. È fondamentale garantire stabilità e sviluppo ai mercati di sbocco delle materie riciclate, incentivando la domanda attraverso politiche economiche e fiscali adeguate, anche valorizzando strumenti come i Criteri Ambientali Minimi (CAM) negli appalti pubblici, che favoriscono l’impiego di materiali riciclati.
I benefici sono significativi: ogni anno il recupero dei PFU consente di evitare circa 100.000 tonnellate di CO₂ e di generare un risparmio economico medio di circa 80 milioni di euro, grazie alla sostituzione di materie prime vergini con materiali riciclati.
Nonostante questi risultati, restano alcune criticità del sistema, come i flussi illegali di pneumatici, che creano disallineamenti tra immesso e raccolto, e la frammentazione del sistema stesso, con un numero elevato di soggetti coinvolti. È quindi necessario intervenire a livello normativo per rafforzare i controlli e razionalizzare il sistema, garantendo maggiore uniformità ed efficienza.
3. Avete partecipato a progetti in aree critiche come la Terra dei Fuochi. Quanto è centrale per voi il contrasto agli abbandoni illegali?
Il contrasto agli abbandoni illegali e la gestione straordinaria dei PFU sono temi centrali. Il problema principale è il disallineamento tra le quantità immesse sul mercato e quelle effettivamente da raccogliere, con impatti diretti sull’efficienza del sistema.
Negli ultimi anni sono stati introdotti importanti strumenti normativi, come l’articolo 178-quater del D.Lgs. 152 per la tracciabilità delle vendite online, il sistema RENTRI per la tracciabilità dei rifiuti e il RENAP (Registro nazionale dei produttori), che consente di monitorare i soggetti che immettono prodotti sul mercato e le relative quantità. L’integrazione di questi strumenti rappresenta un passo importante per contrastare le pratiche illegali.
Sul fronte degli interventi straordinari rispetto agli abbandoni, Ecopneus ha svolto un ruolo attivo fin dalla sua nascita: in 10 anni sono state rimosse circa 300.000 tonnellate di PFU da stock storici. Nell’ambito del protocollo sulla Terra dei Fuochi, tra il 2013 e il 2024, sono state raccolte circa 24.000 tonnellate in aree particolarmente critiche.
Questi interventi non si limitano alla rimozione dei rifiuti, ma includono progetti di riqualificazione urbana attraverso la realizzazione di spazi pubblici e impianti sportivi in gomma riciclata, come è avvenuto per la città di Napoli con l’intervento nel quartiere di Scampia e a Caivano.
Sul fronte dell’illegalità, si stima che ogni anno tra 30.000 e 40.000 tonnellate di PFU vengano immesse illegalmente sul mercato nazionale, con un mancato versamento del contributo ambientale di circa 12 milioni di euro e un’evasione IVA stimata in 80 milioni.
Per contrastare il fenomeno è fondamentale la collaborazione di tutta la filiera, incluso il consumatore finale. La sensibilizzazione e la diffusione della cultura della legalità restano leve decisive, così come la promozione delle applicazioni della gomma riciclata, per far comprendere concretamente il valore e l’importanza del contributo al lavoro svolto da Ecopneus.
4. In Europa si parla sempre più di riciclo tramite pirolisi. Qual è la vostra posizione? Quanto siamo vicini a una vera “chiusura del cerchio” per gli pneumatici?
La pirolisi rappresenta una tecnologia molto promettente, che Ecopneus guarda con grande interesse. Si tratta di una soluzione già diffusa nel Nord Europa e destinata a rafforzare ulteriormente il recupero dei PFU.
In Italia, tuttavia, la diffusione è ancora limitata a causa di resistenze culturali e di una scarsa conoscenza dei benefici. È importante chiarire che si tratta di tecnologie avanzate e sicure.
Il riciclo chimico può affiancare quello meccanico, contribuendo alla chiusura del ciclo: l’olio di pirolisi può essere raffinato e riutilizzato, il carbon black può rientrare nella produzione di nuovi pneumatici e il gas può alimentare gli stessi impianti.
Le potenzialità sono elevate, ma serve un lavoro di informazione e sensibilizzazione per favorirne l’adozione.
5. Quanto è realistico un cambio di paradigma nella progettazione degli pneumatici?
Il cambiamento è già in atto. L’ecodesign è ormai parte integrante della progettazione industriale: le aziende stanno lavorando su materiali sostenibili, maggiore durabilità e riciclabilità.
A spingere in questa direzione è anche la normativa europea. Il Regolamento sull’Ecodesign ha inserito gli pneumatici tra i prodotti prioritari per il piano di lavoro 2025-2030, mentre un atto delegato sui criteri di durabilità e riciclabilità è atteso entro il 2027.
Inoltre, strumenti come il Passaporto Digitale del Prodotto, previsto a partire dal 2026, rafforzeranno ulteriormente questa transizione. Oggi è sempre più difficile immaginare un prodotto progettato senza considerare il suo fine vita.
6. Quanto conta la dimensione sociale e territoriale nella vostra strategia complessiva?
Per Ecopneus questa dimensione è fondamentale. Il Consorzio ha una duplice funzione: da un lato le operations industriali, dall’altro la promozione della cultura del riciclo, la sensibilizzazione e lo sviluppo dei mercati per la gomma riciclata.
L’obiettivo dei sistemi EPR non è solo la raccolta, ma il recupero e la valorizzazione dei materiali. Per questo è essenziale sostenere le applicazioni di tali materiali e favorire lo sviluppo di un’industria nazionale resiliente e autosufficiente.
Le attività sul territorio — dai progetti di riqualificazione urbana alle iniziative di comunicazione — sono parte integrante di questa strategia e rappresentano, di fatto, la ragion d’essere del Consorzio.
