In occasione di Ecomondo 2026 abbiamo intervistato Francesco Sicilia, direttore generale di UNIRIMA, Unione Nazionale Imprese Raccolta, Recupero, Riciclo e Commercio dei Maceri e altri Materiali, associazione che rappresenta le imprese attive nel recupero e nel riciclo dei rifiuti e nella produzione di materie prime seconde.
Abbiamo approfondito gli obiettivi della partecipazione di UNIRIMA a Ecomondo, le principali sfide che interessano oggi il settore del riciclo fino alla necessità di semplificare il quadro normativo e ridurre gli oneri burocratici per le imprese, passando per la tutela della libera concorrenza e la valorizzazione delle materie prime seconde. Al centro del confronto anche la crisi che sta interessando il riciclo degli imballaggi in plastica, le difficoltà legate alla gestione degli scarti non riciclabili e le prospettive per rendere il sistema italiano del riciclo più competitivo e capace di sostenere nuovi investimenti. Una riflessione sul presente e, soprattutto, sulle condizioni necessarie per rafforzare la filiera italiana e dare ulteriore impulso al modello di economia circolare.
UNIRIMA sarà presente a Ecomondo: quali sono gli obiettivi della partecipazione di quest’anno e quali temi ritenete prioritari da portare all’attenzione di imprese, istituzioni e operatori della filiera?
È un grande piacere per UNIRIMA partecipare anche quest’anno ad Ecomondo, un gradito appuntamento e una irrinunciabile occasione di incontro e di dialogo con imprenditori, partner e stakeholder. Nel nostro quotidiano impegno di rappresentanza e difesa delle imprese private che recuperano materie prime dai rifiuti è fondamentale moltiplicare le opportunità di confronto con il mondo imprenditoriale politico, istituzionale e accademico. Le manifestazioni di settore svolgono un ruolo fondamentale in questo senso, contribuendo a creare momenti di dibattito, a favorire lo scambio di conoscenze e di idee e a far emergere punti di forza, criticità, intuizioni e sinergie.
Anche quest’anno saremo presenti in fiera con un nostro stand, che come sempre sarà un punto di ritrovo e di riferimento per i nostri associati e partner, per i nostri sostenitori e per i tanti amici che vorranno venire a salutarci, ma anche per i cittadini e le imprese che ancora non ci conoscono.
Tante le tematiche che quotidianamente affrontiamo in difesa delle prerogative del nostro comparto industriale, che rappresentano il focus della nostra attività e che di riflesso porteremo anche a Ecomondo 2026. Oltre alla tutela del principio di concorrenza - che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è una delle direttrici principali che orientano le nostre strategie - stiamo lavorando molto sull’obiettivo della semplificazione normativa, con un duplice intento: ridurre il peso della burocrazia che ancora grava sulle imprese e snellire procedure, in particolare per il rinnovo delle autorizzazioni, così da liberare risorse da destinare agli investimenti e all’innovazione. Altre questioni a cui dedichiamo la massima attenzione sono quelle legate alla difesa dell’End of Waste e delle esportazioni, alla risoluzione delle criticità inerenti la gestione degli scarti non riciclabili, alle tematiche concernenti i regimi di responsabilità estesa del produttore nella gestione dei rifiuti del settore tessile e alla crisi che sta investendo da mesi il settore del riciclo della plastica.
La crisi del settore dei rifiuti di imballaggi in plastica ha evidenziato alcune fragilità dell’attuale sistema. Quali sono, secondo UNIRIMA, le cause principali della crisi e quali interventi sarebbero necessari per rilanciare il comparto e rafforzare l’intera filiera?
Come è ormai noto la crisi origina dal mancato o insufficiente ritiro dei materiali pressati dagli impianti che svolgono la funzione di Centri Comprensoriali, una circostanza che si è verificata a più riprese in diverse località su tutto il territorio nazionale, determinando conseguenze sempre più pesanti per le imprese, costrette a sostenere ingenti costi per lo stoccaggio dei materiali, con conseguenti danni economici rilevanti, a subire il rallentamento delle attività produttive e anche in alcuni casi a sospendere in diversi Comuni la raccolta differenziata della plastica.
D’altro canto negli ultimi anni la crescita delle frazioni estranee e dei quantitativi di imballaggi in plastica non riciclabili ha sicuramente aggravato le difficoltà operative delle imprese, riducendo l'efficienza della filiera e contribuendo alla saturazione delle aree di stoccaggio degli impianti destinatari dei carichi pressati.
Come UNIRIMA ha sottolineato in più sedi, non si tratta più di una criticità temporanea, ma di una vera e propria emergenza. Per questo negli ultimi mesi abbiamo agito su più fronti e messo in campo diverse iniziative per rappresentare alle autorità coinvolte la necessità di individuare soluzioni concrete ed efficaci, in primis l’individuazione di aree di stoccaggio dove collocare i materiali accumulati, così da liberare gli impianti dalle giacenze in eccesso. Malgrado ciò, ad oggi nessun intervento realmente risolutivo è stato messo in atto e la situazione sembra peggiorare.
Guardando ai prossimi anni, quali condizioni servono per rendere il sistema italiano del riciclo più competitivo?
Per permettere alle imprese italiane del riciclo di continuare a crescere e investire, rispondendo efficacemente ad obiettivi sempre più sfidanti, occorrerà sicuramente ridurre drasticamente i costi connessi alle barriere non tecnologiche, in primis lavorando per armonizzare le normative e semplificare radicalmente la burocrazia, così da liberare le imprese da oneri eccessivi. Sarà inoltre necessario continuare a garantire il pieno rispetto dei principi di concorrenza, condizione necessaria per configurare mercati realmente aperti e competitivi in grado di assicurare la piena valorizzazione delle materie prime secondarie e assicurare un’efficace chiusura del ciclo garantendo sbocchi per le frazioni non riciclabili.
È questa a nostro avviso l’unica strada da percorrere per valorizzare appieno le filiere della Green economy, dando linfa alle tante imprese italiane che, da decenni, lavorano ogni giorno per realizzare concretamente il modello di economia circolare.
