Come si costruisce la competitività di un territorio? La risposta non arriva da una singola impresa, da un'università o da un'istituzione. Nasce dal confronto. È proprio questa l'idea che ha guidato la quarta edizione di Disegnare il futuro, il forum promosso da Italia Economy e ospitato da Menarini a Firenze: un'agorà in cui imprese, ricerca, istituzioni e mondo accademico hanno messo attorno allo stesso tavolo esperienze diverse per interrogarsi sul futuro della manifattura toscana.
Tra i protagonisti dei vari panel: Lucia Aleotti (Azionista e Consigliere di Amministrazione di Menarini Group), Fabrizio Bernini (Presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa), Massimo Manetti (Presidente della Camera di Commercio di Firenze), Alessandra Petrucci (Rettrice dell'Università di Firenze), Nicola Sciclone (Direttore di IRPET), Giuseppe Seghi Recli (Vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa), Marco Bertola (Global CEO di Fosber), Lorenzo Romani (Responsabile Marketing di Dife), Giuseppe Saracino (Chief Financial Officer di Marchesi Frescobaldi), MariaCristina Iacazio (CEO di Toyota Material Handling Italia), Massimiliano Ristori (CEO di Emm&mmE Informatica), Annamaria Ruffini (Presidente di Events In & Out), Antonello Sanna (Amministratore Delegato di SCM SIM) e Fabrizio Vigo (CEO e Co-Founder di Sevendata S.p.A.).
Un'agorà dove il futuro prende forma
L'incontro non è stato un semplice susseguirsi di interventi, ma un confronto costruito attorno a una domanda comune: quali condizioni servono oggi per permettere alla Toscana di continuare a essere uno dei principali motori produttivi del Paese?
Ad aprire i lavori è stata Lucia Fornai, HR Director di Menarini Group, azienda che quest'anno celebra 140 anni di storia. Un anniversario che racconta una visione: dal 1992 il Gruppo reinveste gli utili in ricerca, sviluppo e sostenibilità, con particolare attenzione all'area cardiometabolica, alle attività sociali e alle iniziative della Fondazione Menarini.
Un modello che parte da una convinzione semplice quanto attuale: la vera differenza competitiva non si misura soltanto nelle dimensioni aziendali, ma nella capacità di attrarre persone competenti e investire sulla conoscenza.
Competenze, intelligenza artificiale e ricambio generazionale: le sfide delle imprese
Se c'è un filo rosso che ha attraversato l'intera giornata è quello del capitale umano.
Le imprese sono chiamate a investire nella formazione continua, mentre l'intelligenza artificiale si sta affermando come uno strumento capace di ridurre i tempi operativi fino al 60% in molte attività. Una trasformazione che non riguarda soltanto la tecnologia, ma il modo stesso di lavorare e organizzare le aziende.
Accanto all'innovazione emergono però criticità profonde. La Toscana presenta una delle età medie imprenditoriali più elevate d'Italia e il ricambio generazionale procede con difficoltà. A rendere ancora più evidente il fenomeno sono i numeri delle imprese familiari a livello nazionale: solo il 30% supera il passaggio alla seconda generazione e appena il 13% arriva alla terza. Un dato che evidenzia quanto sia urgente accompagnare i giovani verso la cultura d'impresa, fornendo competenze e una visione imprenditoriale già durante il percorso formativo.
Anche università e centri di ricerca devono evolvere verso un cambio di prospettiva: non si tratta solo di anticipare i bisogni del mercato formando competenze coerenti con le trasformazioni in corso, ma di costruire un ecosistema realmente competitivo sul piano internazionale. I flussi di mobilità dei talenti restano fortemente sbilanciati: per ogni 9 italiani che si trasferiscono all’estero, arriva appena 1 studente o lavoratore tedesco in Italia; il rapporto con la Francia è di circa 4 italiani in uscita per ogni 1 francese in ingresso. Un disequilibrio che rende evidente come la sfida non sia soltanto trattenere competenze, ma attrarne di nuove, attraverso infrastrutture formative, di ricerca e di accoglienza capaci di rendere il sistema Paese più competitivo e realmente attrattivo su scala globale.
La manifattura come leva per la competitività della Toscana
Tra le riflessioni emerse con maggiore forza vi è quella sul ruolo della manifattura. In un contesto internazionale sempre più competitivo e segnato dalla pressione di nuovi attori globali, preservare il valore dei distretti industriali significa difendere competenze e occupazione.
È proprio in questo scenario che si è inserito il panel dedicato all'evoluzione dei distretti industriali, al quale ha partecipato anche Lorenzo Romani per Dife. Il confronto ha ribadito come il futuro della manifattura toscana dipenda sempre meno dalle performance delle singole aziende e sempre più dalla solidità delle filiere, dalla collaborazione tra imprese e dalla capacità di condividere conoscenze, tecnologie e visioni di lungo periodo.
L'agorà di Disegnare il futuro ha lasciato un messaggio chiaro: innovazione, competenze e sostenibilità non rappresentano percorsi paralleli, ma parti di un'unica strategia. Perché la competitività di un territorio si costruisce quando imprese, istituzioni e ricerca scelgono di progettare insieme il futuro, anziché limitarsi ad affrontare il presente.
