C’è un motivo se, negli ultimi mesi, rifiuti e imballaggi hanno smesso di essere temi confinati agli uffici legali o ambientali e sono entrati stabilmente nelle riunioni di produzione, logistica e acquisti. La normativa europea e italiana sta infatti intervenendo contemporaneamente su due elementi essenziali dell’operatività aziendale: la tracciabilità di ciò che diventa rifiuto e la progettazione, gestione e fine vita degli imballaggi.
Per le imprese, il cambiamento non consiste soltanto nell’aggiunta di nuovi adempimenti. Cambia il metodo: meno verifiche a posteriori, più dati, più tracciabilità e soprattutto più pianificazione preventiva.
Il presente: RENTRI entra nella fase decisiva
Il primo passaggio riguarda RENTRI, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti istituito dal D.M. 4 aprile 2023, n. 59, in attuazione dell’articolo 188-bis del D.lgs. 152/2006. Dopo il periodo transitorio che ha consentito, fino al 15 settembre 2026, di utilizzare il formulario di identificazione dei rifiuti anche in formato cartaceo, dal 16 settembre il FIR digitale diventa obbligatorio per gli operatori iscritti al RENTRI. Parallelamente diventano operative le relative conseguenze sanzionatorie in caso di mancata o incompleta trasmissione dei dati.
Non si tratta semplicemente di sostituire un modulo cartaceo con uno digitale. La vera discontinuità è nella disponibilità e nella continuità del dato: ogni movimentazione deve essere gestita secondo procedure coerenti lungo l’intera filiera, coinvolgendo produttore o detentore, trasportatore e destinatario.
Per chi produce rifiuti industriali, quindi, la conformità non può più essere verificata soltanto a fine anno attraverso un controllo documentale. Deve essere incorporata nel processo, movimentazione per movimentazione. Ed è proprio qui che organizzazione interna, sistemi gestionali e rapporto con il gestore dei rifiuti diventano parte dello stesso presidio operativo.
Per molte aziende sarà questo il vero banco di prova dei prossimi mesi: non tanto sapere che RENTRI esiste, quanto riuscire a far dialogare correttamente persone, procedure e strumenti digitali senza interrompere la continuità operativa.
Il packaging non è più un dettaglio
Il secondo fronte è quello degli imballaggi. Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, il PPWR, è applicabile in via generale dal 12 agosto 2026 e inaugura un percorso destinato a modificare progressivamente il modo in cui gli imballaggi vengono progettati, commercializzati, raccolti e recuperati.
Una delle prime regole già operative riguarda gli imballaggi a contatto con alimenti: dal 12 agosto 2026 non possono essere immessi sul mercato se contengono PFAS in concentrazioni pari o superiori alle soglie stabilite dal Regolamento. Non è previsto un periodo transitorio per esaurire gli stock prodotti prima di quella data che non siano ancora stati immessi sul mercato; al contrario, gli imballaggi già immessi sul mercato prima del 12 agosto possono continuare a circolare e non devono essere ritirati. È un esempio molto concreto di come una norma sul prodotto possa produrre effetti immediati anche sulla gestione dei rifiuti. Un imballaggio che non può più essere commercializzato, riutilizzato o destinato al proprio impiego originario può trasformarsi in uno stock da gestire, recuperare o smaltire correttamente.
Ed è anche per questo che oggi il packaging occupa una parte sempre più rilevante della pianificazione ambientale delle imprese e del lavoro degli operatori della filiera dei rifiuti.
Dal 2028 al 2030: cambiano progettazione e flussi
Il PPWR non concentra tutti gli obblighi in un'unica data. Disegna invece una traiettoria progressiva, con scadenze già determinate con precisione.
Entro il 12 agosto 2028 dovrà essere operativa l'etichettatura armonizzata degli imballaggi, per rendere riconoscibile al consumatore dove conferire ogni materiale. Entro il 12 febbraio 2028 la Commissione europea dovrà adottare i criteri di progettazione per il riciclo (Design for Recycling). Dal 1° gennaio 2029 scatteranno i sistemi di deposito su cauzione per bottiglie di plastica monouso e contenitori metallici per bevande.
Dal 1° gennaio 2030 la riciclabilità diventerà un vero requisito di accesso al mercato: gli imballaggi dovranno essere progettati per il riciclo secondo criteri definiti a livello europeo. Sempre dal 2030 scatteranno le restrizioni su alcuni formati monouso in plastica, dalle confezioni multiple per punto vendita ai contenitori per frutta e verdura fresca sotto 1,5 kg, fino agli imballaggi monouso nei locali HORECA. Parallelamente gli Stati membri dovranno conseguire obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti di imballaggio pro capite rispetto al 2018: almeno il 5% entro il 2030, il 10% entro il 2035 e il 15% entro il 2040.
Questi obblighi riguardano in primo luogo chi produce e immette imballaggi sul mercato, ma gli effetti attraversano tutta la filiera: cambiano materiali, formati e requisiti di riciclabilità, e con essi la composizione dei rifiuti, le modalità di selezione e la capacità necessaria agli impianti.
Per un gestore dei rifiuti, conoscere oggi la direzione normativa significa poter programmare domani linee di trattamento, capacità di recupero e servizi coerenti con i nuovi flussi.
Anticipare, non rincorrere
Il filo che unisce RENTRI e PPWR è quindi più profondo di quanto sembri. Entrambe le discipline spostano il baricentro dalla gestione dell’adempimento alla gestione del processo.
Le imprese che si limiteranno a reagire alla singola scadenza rischiano di affrontare, nei prossimi anni, obblighi sovrapposti su dati, tracciabilità, composizione degli imballaggi, riciclabilità e gestione dei flussi.
Chi invece comincia ora a mappare rifiuti, materiali e stock, verificare le proprie procedure e costruire un confronto stabile con il proprio gestore arriva alle scadenze del 2028-2030 con un vantaggio concreto: tempo per scegliere, correggere e programmare.
È in questo spazio che cambia anche il ruolo di un partner come DIFE. Non soltanto raccolta, trasporto e gestione del rifiuto, ma capacità di leggere insieme all’impresa l’evoluzione dei flussi e tradurre le nuove regole in soluzioni operative.
In un quadro normativo che cambia più in fretta della capacità delle imprese di adeguarsi, la vera competitività si gioca proprio su questo: non rincorrere le scadenze, ma anticiparle.
