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Cultura ESG

Rifiuti C&D: perché la gestione parte dalla progettazione

Dalla demolizione selettiva al RENTRI, la gestione dei rifiuti evolve verso pianificazione, tracciabilità ed economia circolare. Conoscere i materiali significa recuperare più risorse e ridurre gli sprechi.

di
Alice Cutsodontis
5 Novembre 2026

Per molto tempo la gestione dei rifiuti è stata considerata una fase successiva alla produzione: il rifiuto nasce, viene raccolto, trasportato e infine avviato a trattamento, recupero o smaltimento.

Oggi questo modello sta cambiando.

La direzione è quella di una gestione sempre più programmata, nella quale il rifiuto non rappresenta soltanto qualcosa di cui disfarsi, ma un flusso da conoscere, organizzare e, quando possibile, trasformare nuovamente in materia.

È una trasformazione che attraversa anche il mondo industriale e che trova nell'edilizia uno degli esempi più interessanti e attuali. Il settore delle costruzioni e delle demolizioni produce infatti grandi quantità di materiali diversi tra loro: calcestruzzo, laterizi, metalli, legno, vetro, plastica, cartongesso e molte altre frazioni. Pensare alla loro gestione soltanto quando il cantiere è già operativo significa arrivare tardi.

Dal 2018 alla demolizione selettiva

Un primo riferimento importante arriva dal 2018, quando la Commissione Europea pubblica gli Orientamenti per le verifiche dei rifiuti prima dei lavori di demolizione e di ristrutturazione degli edifici, promuovendo un approccio più sistematico alla demolizione e alla separazione dei materiali.

La direzione viene recepita nel quadro italiano con il DM 23 giugno 2022 n. 256, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'8 agosto 2022, che introduce i Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l'edilizia.

Tra i criteri è previsto quello dedicato a “Demolizione selettiva, recupero e riciclo”: nei casi di ristrutturazione, manutenzione e demolizione, il progetto deve prevedere che almeno il 70% in peso dei rifiuti non pericolosi generati in cantiere, esclusi gli scavi, venga avviato a preparazione per il riutilizzo, riciclaggio o altre operazioni di recupero.

Il punto non è quindi soltanto raggiungere una percentuale. Il progetto deve stimare preventivamente quali materiali saranno prodotti e quale quota potrà essere effettivamente recuperata.

Il Piano di riutilizzo, riciclo e recupero

È qui che entra in gioco il Piano di riutilizzo, riciclo e recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione.

Prima dell'intervento vengono analizzati i materiali presenti nell'edificio, valutati gli eventuali rischi legati ai rifiuti pericolosi, stimate le quantità e individuate le diverse frazioni.

La demolizione può quindi essere organizzata in modo selettivo: invece di generare un unico flusso di macerie, si separano i materiali per facilitarne il successivo riutilizzo, riciclo o recupero.

Il principio è semplice:

conoscere prima → separare meglio → recuperare di più.

Nel 2024, il DM 5 agosto 2024 ha modificato alcuni aspetti dei CAM Edilizia introdotti nel 2022, confermando il quadro nel quale questi criteri vengono applicati.

La demolizione diventa selettiva

Immaginiamo un edificio destinato alla demolizione.

In un modello tradizionale, molti materiali finiscono per essere raccolti insieme, diventando un unico flusso di rifiuti. Separarli successivamente può essere più complesso e ridurre le possibilità di recupero.

In un approccio programmato, invece, si procede per fasi.

Prima possono essere rimossi gli elementi riutilizzabili. Poi vengono separati, dove possibile, metalli, legno, vetro, materiali plastici e altre componenti. Infine vengono gestite le parti inerti, come calcestruzzo e laterizi.

Il risultato non è più semplicemente un insieme di macerie, ma una serie di flussi distinti, ciascuno con una possibile destinazione.

È qui che la demolizione selettiva diventa uno strumento di economia circolare.

La stessa logica entra nell'industria

Quello dei rifiuti C&D è un esempio particolarmente evidente, ma il principio non riguarda soltanto l'edilizia.

Anche nelle attività industriali la gestione dei rifiuti si sta spostando verso una maggiore pianificazione. La progressiva digitalizzazione degli adempimenti, per esempio, sta rendendo la tracciabilità sempre più strutturata.

Il RENTRI, il Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti, introduce un modello digitale per la gestione di registri e formulari e consente il monitoraggio dei flussi di rifiuti e di materia.

E il processo è entrato in una nuova fase nel 2026: dal 16 settembre il FIR digitale è diventato obbligatorio per tutti gli iscritti al RENTRI, secondo le modalità previste dalla normativa.

La digitalizzazione è quindi soltanto uno degli aspetti di un cambiamento più ampio. Il punto centrale è che la gestione dei rifiuti richiede sempre più informazioni, coordinamento e capacità di programmazione.

Conoscere prima per gestire meglio

Programmare significa anche conoscere.

In alcuni casi, infatti, prima di decidere come gestire un rifiuto è necessario determinarne con precisione le caratteristiche. Analisi e caratterizzazione possono diventare quindi parte integrante del processo: conoscere la composizione di un materiale permette di individuare la corretta classificazione e di valutare le possibili modalità di gestione.

Questo vale tanto per un cantiere quanto per un processo industriale.

Il rifiuto non è più un elemento isolato che compare alla fine della produzione. È parte del processo produttivo stesso.

E più lo si conosce, più diventa possibile progettare il suo percorso.

Dal rifiuto alla risorsa

È probabilmente questo il passaggio culturale più importante.

La domanda non è più soltanto: "Come smaltiamo questo rifiuto?"

La domanda diventa: "Che cosa abbiamo prodotto? Quali materiali contiene? Possiamo separarli? Possiamo riutilizzarli? Possiamo recuperarli? Qual è il percorso più corretto per ciascuno di essi?"

Nel caso delle costruzioni e delle demolizioni, questa filosofia prende forma già nella fase progettuale. Nel mondo industriale si traduce in una gestione sempre più organizzata dei flussi, nella scelta degli impianti, nella programmazione dei servizi e nella tracciabilità.

È un cambio di paradigma che porta la gestione dei rifiuti sempre più vicino al cuore dei processi aziendali.

Perché il futuro della gestione dei rifiuti non comincia quando il rifiuto arriva fuori dalla fabbrica o quando un edificio viene demolito.

Comincia molto prima. Comincia quando si decide, con anticipo, quale sarà il suo percorso.

L'autore

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