La sostenibilità ambientale passa anche dalla tutela della biodiversità. Alcune specie animali, in particolare le api e gli altri impollinatori, sono considerate veri e propri indicatori dello stato di salute dell’ambiente.
Per questo motivo Dife ha avviato un progetto dedicato alle api installando tre arnie su un terreno di proprietà. Abbiamo intervistato Alessandro Pieve, l’apicoltore che si prende cura delle colonie presenti, per conoscere il suo lavoro, il suo punto di vista sul progetto e i risultati ottenuti.
Per il progetto di apicoltura sostenibile di Dife, è possibile capire quante api sono state coinvolte e quanto miele è stato prodotto?
Sul terreno sono state posizionate tre famiglie, una per arnia, ciascuna composta da circa 50.000 api, per un totale di 150.000 esemplari, che nel periodo estivo possono aver raggiunto anche le 180.000 unità.
La produzione di miele per alveare è molto variabile di anno in anno: dipende dalle condizioni climatiche, dalla presenza di fioriture e dalla forza delle famiglie di api. In media, una colonia produce 25–30 kg di miele all’anno: dalle tre arnie di Dife, abbiamo ricavato circa 80 kg di miele.
Oltre al miele – il prodotto più conosciuto delle nostre impollinatrici – dalle arnie provengono anche polline, propoli e pappa reale, tutti elementi preziosi dell’attività apistica.
Quali tecniche utilizza per garantire il benessere delle api durante tutto l’anno?
Il primo requisito per la salute delle api è la scelta di un ambiente adeguato: lontano da fonti di inquinamento e ricco di piante e fiori, così da garantire alle colonie le essenze nutritive necessarie.
Per mantenere alta la qualità di vita delle famiglie è fondamentale rispettare i ritmi naturali delle api, adottando tecniche di allevamento biologiche e non invasive. Ciò significa assisterle nei periodi più difficili, evitare stress chimici o ambientali e favorire un’apicoltura sostenibile.
È inoltre essenziale monitorare costantemente le arnie per prevenire infestazioni da acari o parassiti, come la varroa, che può compromettere la vitalità della colonia.
Ricordiamo che: un’ape sana è un’ape docile, impegnata nella bottinatura del nettare e nel normale lavoro di raccolta.
Le api possono essere percepite come pericolose: come si gestisce la relazione tra api e attività umane nelle vicinanze dell’apiario?
La Legge Regionale Toscana 27 aprile 2009, n. 21 stabilisce le norme per l’esercizio, la tutela e la valorizzazione dell’apicoltura. Definisce le regole per l’avvio dell’attività, il nomadismo degli alveari, la protezione delle api, il controllo sanitario e le distanze minime tra apiari, strade, confini e attività umane. Ogni famiglia deve essere censita annualmente e monitorata dai servizi veterinari territoriali.
Quando queste norme vengono rispettate, l’ape non rappresenta un pericolo. Al contrario, svolge un ruolo fondamentale: l’impollinazione delle piante. Senza di loro, l’ecosistema naturale si indebolirebbe profondamente. Per questo è essenziale proteggerle e tutelarle, senza averne paura.
Qual è il contributo concreto delle api alla biodiversità dell’area in cui sono state installate le arnie?
Le api, insieme agli altri insetti pronubi (bombi, farfalle, vespe), impollinano circa il 70–80% delle specie vegetali presenti sulla Terra e sostengono oltre un terzo della produzione alimentare mondiale.
La loro attività garantisce la riproduzione delle piante, la stabilità degli ecosistemi naturali e il nutrimento di numerose specie animali, compreso l’uomo.
Nell’areale individuato per il progetto Dife, la presenza delle api favorirà l’impollinazione e la sopravvivenza di piante spontanee come: Fiordaliso di Arrigoni, Elleborina purpurea, Globularia grigia, Orchide adriatica, Erba di Bertoloni e Pinguicola di Cristina.
In che modo questo progetto si inserisce nel percorso di sostenibilità ambientale di Dife?
«La Regione Toscana ha inserito l’areale di produzione apistica nell’Obiettivo Specifico OS6 del programma SRA18» – spiega Franco Romani, Presidente di Dife SpA. «L’impegno per l’apicoltura coincide con la preservazione e valorizzazione degli habitat naturali e della biodiversità, soprattutto in prossimità di terreni agricoli.»
Il progetto di produzione del miele Dife verrà monitorato durante tutte le fasi: quali indicatori ambientali verranno osservati per valutare l’impatto positivo delle arnie sul territorio?
Le api sono eccellenti bioindicatori: esplorano un raggio di chilometri attorno all’alveare e accumulano tracce di eventuali inquinanti.
Una famiglia di api è un superorganismo: regina, operaie e fuchi collaborano in perfetta simbiosi. Quando questo equilibrio si altera, significa che nell’ambiente circostante qualcosa non funziona.
Ad esempio, un’ape che vola in terreni contaminati da veleni o fitofarmaci difficilmente torna all’alveare: ciò si traduce in mortalità improvvisa e spopolamento.
Per valutare la salute ambientale e la biodiversità dei terreni visitati dalle api, si analizzano:
- i residui presenti sul loro corpo
- i residui nei prodotti dell’alveare
- polline e nettare
- la vitalità della colonia
- lo stato di salute complessivo
- il comportamento durante i periodi produttivi.
In base alla flora locale del terreno di Dife, quali varietà di miele sono state prodotte?
Il terreno di Dife è ricco di piante spontanee tipiche della zona: acacia, nocciolo, tiglio, essenze del bosco e del sottobosco come alloro, corbezzolo, rovo, piante officinali e castagno. Questa varietà floristica permette alle api di produrre mieli diversi, rappresentativi dell’areale locale.
Con Dife, abbiamo pensato di diffondere la bellezza di questo progetto di biodiversità in modo concreto, facendo assaggiare il miele prodotto nelle nostre arnie, a Ecomondo. Infatti, i clienti riceveranno in omaggio alla fiera di Rimini i nostri vasetti di miele di diverse tipologie.
